Metti una lezione di scrittura a Torre Alfina…

DiAlessia

Metti una lezione di scrittura a Torre Alfina…

Chi non ha avuto il privilegio di conoscere Massimo Occhiuzzo probabilmente farà fatica a comprendere fino in fondo il suo spirito caleidoscopico, che è lo stesso spirito che vuole animare questo concorso, fortemente voluto dalle persone che da quel vulcano inesauribile di idee che era il nostro prof, partorite con la potenza di una colata lavica primordiale, sono state letteralmente travolte. Se qualcuno sta pensando a Massimo come il classico docente impettito e traboccante di nozionismo, beh, si sbaglia di grosso. Lui non era un insegnante, o perlomeno non lo era nel senso universalmente conosciuto del termine. Massimo era un catalizzatore di sogni, un visionario, un uomo venuto dal futuro. Aveva la straordinaria capacità di tirar fuori dai suoi studenti, anzi dagli interlocutori delle sue conversazioni, come lui stesso amava definirle, risvegli, catarsi, epifanie. O, molto più semplicemente, storie. Così, che ci si trovasse nella saletta interna di una gelateria, a cena in una pizzeria napoletana oppure in mezzo alla strada, ogni occasione era buona per scrivere. Il dettaglio più insignificante poteva diventare intuizione o spunto creativo, un luogo qualunque fonte di ispirazione. E condividere con i propri allievi i mondi che incessantemente costruiva e popolava era per Massimo la gioia più grande. Non c’era da stupirsi, dunque, se le pareti dell’aula improvvisamente si trasformavano in alberi, il soffitto in cielo azzurro, i banchi in tavolate spartane ma imbandite di cibo per l’anima. Ed ecco che mi torna alla memoria una lezione di scrittura a Torre Alfina, borgo viterbese tanto caro a Massimo, del quale noi allievi diventammo cittadini onorari per un giorno. Lui, sindaco generoso e fiero, ci aprì le porte del suo “luogo del cuore”, accogliendoci senza mai farci sentire ospiti. Mi sembra ancora di sentire la sua voce riecheggiare tra quelle fronde, sospinta dal vento, che oggi mi raggiunge come una carezza, una mano poggiata sulla schiena che spinge in avanti, come un raggio di sole che squarcia la fitta boscaglia, sorprendendoti. Il ricordo di quel giorno è ancora qui con me, mi fa compagnia quando mi sembra che sia stata scritta una storia assurda, dal finale sbagliato, di quelli che Massimo di certo avrebbe odiato. E allora con la mente torno a quel giorno perfetto, dove tutto si poteva ancora scrivere, e cambio il finale. Massimo è lì, la sua risata contagiosa, l’abbraccio dei suoi sguardi, le sue parole che arrivano dritte come un pugno allo stomaco, come una verità sconvolgente. E mi consola sapere che lui abbia scritto anche di noi nelle ultime pagine della sua vita.

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2 Commenti finora

myriamPubblicato il5:27 pm - Nov 9, 2020

Semplicemente STUPENDO

Carla des DoridesPubblicato il5:53 pm - Nov 9, 2020

Che ricordi, che magone…

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